domenica 2 giugno 2013

Un Artista per la Palestina







Lo scorso 23 Aprile NABA ha ospitato il secondo appuntamento dell'anno per la rassegna "Politiche della Memoria": a presenziare stavolta è stato un giovane artista palestinese, Khaled Jarrar, invitato a parlare del suo coraggioso impegno per la libertà del suo paese e, in particolare, a presentare - in anteprima europea - il suo ultimo lavoro, il documentario "Infiltrators". 




Jarrar, originario di Jenin, in Cisgiordania, ha studiato belle arti e fotografia in Palestina e negli anni è riuscito ad affermarsi come artista a livello internazionale; il corpus di opere che ha proposto durante questo incontro trattano tutte della situazione palestinese che viene affrontata con mirabile molteplicità di mezzi - dalla fotografia al video per giungere alla scultura. Per parlare del suo lavoro occorre tuttavia fare un piccolo excursus sulle ultime vicende che hanno coinvolto lo stato della Palestina: dal novembre del 2012 la Palestina è stata riconosciuta dall'ONU "Stato osservatore" non facente parte dell'organizzazione. Un riconoscimento importante, che alcuni considerano (forse a ragione) puramente simbolico. Simbolico, in quanto, senza l'unanimità del voto, il sogno di entrare a far parte dell'ONU sembra assolutamente irrealizzabile. La Palestina, dunque, fatica ad affermarsi come vera e propria nazione: ad esempio, neppure il trattato di Oslo ha permesso a questo paese di avere a disposizione un timbro da applicare ai passaporti di coloro che giungono in visita o che lasciano la Palestina, e in generale non esiste quasi alcun simbolo che attesti la presenza della Palestina come stato all'interno della società civilizzata mondiale. Khaled Jarrar, qualche anno fa, ha pensato bene di creare un timbro illegale per lo Stato di Palestina, da rilasciare ai volontari disposti ad appoggiare la sua causa. Lo stemma da lui progettato presenta due fra i principali simboli della cultura palestinese: il "Sunbird", tipico uccello palestinese, ed il fiore del gelsomino. Appostandosi presso una delle fermate degli autobus di Ramallah, Jarrar spiega la sua iniziativa ed informa gli interessati delle estreme conseguenze che questo gesto potrebbe comportare. Da allora taluni giungono da qualsiasi parte del mondo fino a Ramallah unicamente per sostenere il progetto. Col dilagare di timbri sconosciuti sui passaporti di turisti e non, le autorità israeliane e giordane si sono mobilitate con conseguenze anche gravi per chi fosse stato beccato col timbro d'artista. Molte le testimonianze di persone arrestate, interrogate o a cui siano stati ritirati i passaporti. Il gesto è stato colto come una seria provocazione e per Jarrar è spesso difficile sfuggire ai controlli che potrebbero ricollegarlo alla vicenda. Durante l'ultima Biennale di Berlino, Jarrar ha creato inoltre dei francobolli, utilizzabili, con il simbolo ormai consolidato che egli ha donato al suo paese. Ne ha stampati circa 27000 e sono stati tutti venduti. Nella stessa occasione, presso il famoso Charlie's Checkpoint di Berlino, ha timbrato i passaporti di molti volontari col simbolo dello stato di Palestina. Alla fine della presentazione di una certa parte del suo lavoro, in assoluta anteprima europea, Jarrar ci ha mostrato il suo ultimo documentario: "Infiltrators", della durata 70 minuti, è stato è il risultato di 5 anni di materiale raccolto presso le mura che dividono Israele e Palestina. L'artista racconta della sua esperienza presso i checkpoint della Westbank (la Cisgiordania) - per caso egli viene a conoscenza della possibilità di attraversarli per mezzo di passaggi sotterranei segretissimi. Normalmente, attraversare i checkpoint per passare da una città all'altra è un'operazione che può richiedere anche cinque ore, per quanto sono trafficati ed è arzigogolato il loro percorso. Attraversarli illegalmente concede di giungere a destinazione in tempi decisamente più brevi anche se in maniera clandestina. Può capitare che i checkpoint talvolta siano chiusi, oppure che non si ottenga l'autorizzazione ad attraversarli. 
In tali casi l'unico rimedio è scavalcare le mura in punti strategici o attraversare i confini per mezzo di corriere clandestine. Fra le differenti testimonianze, vi è anche una sorta di intervista ad un "trafficante" ed il toccante episodio di una madre e di un figlia che da circa due anni vivono separate dall'immensa costruzione che ha diviso il loro terreno, le quali si incontrano ogni due giorni nei pressi del muro per potersi parlare dai due lati opposti. 


Jarrar realizza, a questo punto, l'importanza di documentare la resistenza: cosa vuol dire per il popolo Palestinese ricorrere a qualsiasi espediente con l'unico scopo di vivere semplicemente la propria quotidianità. "Non siamo degli eroi" afferma "è ciò che dobbiamo fare per vivere e rientra nelle nostre abitudini". L'artista ha seguito le vicende dei palestinesi nella ricerca quotidiana dell'escamotage che possa permettere loro di attraversare il muro - con certa urgenza, per i motivi più disparati - immaginando, di conseguenza, cosa potrebbe voler dire abbattere qualsiasi impedimento che divida territori, famiglie, culture. Proseguo il mio discorso intorno alle personalità dell'arte che influenzano profondamente il mio modo di vedere le cose; anche stavolta questa conferenza mi ha regalato momenti di profonda riflessione. Non avevo mai sentito parlare di Jarrar ma è con immenso interesse ed entusiasmo che ho ascoltato l'artista discutere della situazione della sua gente e raccontare del suo coraggioso lavoro. Un'iniziativa forte e corale che dimostra il grande amore per la propria cultura e per la libertà di un popolo. Un gesto che restituisce dignità alla causa palestinese, ma soprattutto, un esempio da seguire per l'arte contemporanea: non sfuggire alla grande responsabilità che un artista ha nei confronti del periodo storico di cui è attore. L'artista deve ritrovare il suo ruolo nella società, che non è quello di un subordinato, bensì quello centrale di creatore di coscienze, di cultura.





Qui potete trovare il trailer di "Infiltrators".




di Camilla Salvatore

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