domenica 21 aprile 2013

Avete mai visto le sedie del cenacolo?




Sfogliando il Corriere della Sera di oggi a pagina 26, ho letto che per il Salone del Mobile lo studio Ghigos ha proposto la mostra "Le tredici sedie mai dipinte durante l'ultima cena di Leonardo".

Non voglio esprimere la mia opinione su questo progetto di design, vorrei invece fare il confronto con un'altra cosa agghiacciante che ho visto l'anno scorso durante un viaggio a Padova. Ero ospite di un'amica che mi ha gentilmente fatto fare il giro di tutta la città. Si poteva tralasciare la Cappella degli Scrovegni? Ma naturalmente no. Allora fiduciose, sotto il sole d'agosto, siamo andate a visitarla. Al fine di non rovinare il capolavoro Giottesco era necessario rimanere in una sala d'attesa per venti minuti (credo servisse per l'umidità). Per intrattenere i volenterosi turisti, hanno pensato bene di far partire un video curato da Sgarbi che introducesse la visita a gli affreschi. Cosa avrei dovuto fare? Era orribile! Per salvaguardare il mio cervello, mi sono addormentata, o forse sono svenuta. Ovviamente tutti mi hanno guardata con uno sguardo di profonda disapprovazione, sono sembrata l'ultima delle ignoranti. Purtroppo però quel giorno mi sono trovata di fronte a una delle tantissime volte in cui di arte si parla male. Soprattutto quando poi ho effettivamente guardato gli affreschi, ho compreso quanto quel video abbia limitato le percezioni e le emozioni di chi guarda quell'opera immensa. Per me vedere gli affreschi di Giotto è stato emozionante, molto introspettivo, sublime e mille altre cose ancora e ho avuto paura che quel video invece avesse intaccato la purezza dello sguardo delle persone sconosciute che erano a fare la visita con me.

Purtroppo andare a visitare mostre istituzionali di arte diventa solo l'autocelebrazione della propria sapienza nozionistica perché nessuno ci insegna a vedere oltre l'iconografia e a pensare all'arte come momento di socialità e di ocasione di riflessione. La nozione deve essere solo il primo passo per una vera fruizione dell'opera, per il viaggio che ognuno intraprende in solitaria all'interno dei propri pensieri. Purtroppo le istituzioni non sono in grado di incoraggiare il grande pubblico; siamo messi male.


Giulia Ratti

giuliaratti7@gmail.com

Nessun commento:

Posta un commento